
Plinio nel “De Oleo†afferma che a Venafro spetta il primato mondiale dell'olio grazie alla celeberrima oliva liciana. Ed ancora Orazio nelle “Odi†ritiene impareggiabile l'olio venafrano nelle salse; lo citano anche Varrone, Virgilio, Strabone, Marziale e Giovenale che nelle Satire ironizza sul ricco Virrone che sul suo pesce versa olio di Venafro, mentre all'ospite serve olio lampante.
La superficie coltivata ad olivi é¨ ancora considerevole anche se notevolmente ridotta negli ultimi decenni a causa degli abbandoni e degli incendi; si possono incontrare esemplari pluricentenari.

Vi sono coltivate varietà autoctone come l'Aurina forse da identificare con la “Licinia†dei romani.
Le rupi calcaree spesso a strapiombo ospitano numerose specie di rapaci come il lanario e la poiana; dove finiscono gli oliveti si incontrano boschi soprattutto di roverelle.
I percorsi a piedi portano a esplorare anche resti di mura sannitiche e poi romane che formavano una triplice cerchia di fortificazioni intorno a Venafro.
La caratteristica Torricella che si nota su uno sperone di roccia faceva parte di un sistema di avvistamento e controllo della pianura sottostante. Si possono vedere anche i resti di una villa romana e quelli dell'Anfiteatro e del Teatro romano.
Interessante é¨ anche la visita alla cattedrale romanica situata alla periferia della cittadina, all'imbocco del parco degli olivi, risale al XV secolo.

Cattedrale di Venafro
Il massiccio del Matese, (http://www.matese.org/) al confine fra Molise e Campania, é¨ uno dei pié¹ importanti dell'Italia peninsulare per l'estensione, la ricchezza delle acque che ne scaturiscono e l'altezza dei suoi monti alcuni dei quali sfiorano i duemila metri. Su queste alture combatterono e morirono gli ultimi sanniti prima di essere sconfitti dai romani (III secolo a.C.).
La natura carsica del massiccio dà origine a molteplici fenomeni di carsismo sia superficiale che profondo: bacini, doline, voragini. Il lago del Matese, con i suoi 1011 m slm, é¨ il bacino carsico pié¹ alto d'Italia, posto ai piedi delle vette maggiori del massiccio: il monte Miletto e il monte Gallinola. Fra la vegetazione palustre delle sue rive trovano rifugio numerosi uccelli acquatici.

Lago del Matese
Nelle faggete del comune di Campochiaro si aprono numerose cavità, la pié¹ importante é¨ il Pozzo della Neve la grotta pié¹ profonda del'Italia meridionale (-1048 m, sviluppo circa 9000 m).
Se verranno scoperte le comunicazioni con altre grotte molto vicine pué² costituire uno dei pié¹ estesi complessi sotterranei d'Italia con uno sviluppo di circa 30 km. Le cavità erano conosciute fin dai tempi antichi e sfruttate come deposito per la neve che veniva poi venduta a valle. Dagli anni cinquanta del secolo scorso sono iniziate le esplorazioni speleologiche che proseguono tuttora attirando speleologi da tutta Europa.

Pozzo della Neve
Le Riserve della Biosfera diCollemeluccioeMontedimezzo (http://www.assomab.it/aree-mab/mab-montedimezzo.html) nei comuni di Carovilli e Pescolanciano, fanno parte di una rete mondiale nell'ambito del programma MaB, (Man and the Biophere) avviato nel 1971 dall'UNESCO con lo scopo di mantenere un equilibrio duraturo fra l'uomo e il suo ambiente attraverso la conservazione della biodiversità, la promozione dello sviluppo economico e la salvaguardia dei valori culturali.
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